Il Mare e le Sirene - francoblandinographics

"Il mare mi ha sempre emozionato: il perdersi delle acque all'orizzonte, il fruscio della risacca, il profumo di salsedine, le scaglie scintillanti del riverbero, le scie corrusche del vento e delle correnti, le impronte del piccolo popolo delle sabbie, le conchiglie vuote rivoltate dalla marea.... ed anche il tuono dell'onda quando si abbatte sugli scogli, cattiva quando il mare è cattivo, le gocce micronizzate nel vento, i misteri e il precipizio blu dell'abisso... Fonte di vita, scrigno infinito di misteri, di leggende e di suggestioni, ma anche metafora di attese, di sogni e di futuro, come quello a cui pensa il cavaliere (dipinto a 17 anni), fermo sulla scogliera a guardare il mare che luccica sotto la luna......e poi le Sirene , con la loro duplice natura, umana e ferina, ancor più evidente che nei Centauri, perchè uniscono al loro consapevole fascino di Donne, vivido negli occhi e nei gesti, la coda di pesce, lontana - per razza e natura - dal mondo degli umani: la coda di pesce delle Sirene appartiene infatti al mondo delle acque, delle maree, delle onde e degli abissi, un mondo affascinante e misterioso, suggestivo e pericoloso... come il loro sguardo, quando luccica sotto la chiglia, o come il loro canto, quando rapisce i naviganti"...

"Il mare mi ha sempre emozionato: il perdersi dell...
SEIRENES
Creature del mito, donne nella porzione superiore del corpo ed animali nella porzione inferiore, le Sirene erano figlie di Acheloo, il più importante delle divinità fluviali. Esiodo lo cita come figlio di Okeanos e Teti, ma Omero lo pone davanti allo stesso Okeanos come “origine di tutte le cose”.  Mari,  fiumi, sorgenti scaturivano dunque anche da Acheloo, e se il padre Okeanos era raffigurato con una possente testa chiomata con branchie e chele di granchio, Acheloo aveva corna di toro e coda di pesce. Quando Herakles lottò contro questo dio acquatico gli staccò un corno (Libanio,  Progymnasmata), e dal sangue sgorgato dalla ferita nacquero le Sirene.  
Altri sostengono che le Sirene siano state generate da Acheloo con Sterope, nome vicino a quello dell’Esperide Asterope (Apollodoro Mitografo),  oppure con una Musa (Lycofron).
La più antica citazione delle Sirene – Seirenes - è nell’Odissea di Omero, che però non ne descrive l’aspetto, si limita a farci capire che le creature si trovano per mare. L’antica pittura vascolare e l’archeologia le raffigurano come esseri alati con testa, mammelle e braccia di donna, immagine probabilmente connessa all’idea del loro canto. Nel tempo il loro aspetto ha poi subìto una inspiegabile trasformazione: è apparsa la coda di pesce e il canto di queste creature non è più stato quello di uccelli ma di mammiferi marini, ed è diventato uno strumento di seduzione, capace di perdere i naviganti.
A differenza delle Arpie, “esseri rapitori”, alle Sirene è sempre stata conferita come caratteristica l’arte musicale, che le avvicinava alle Muse. Portavano quindi la lira o il doppio flauto, e cantavano.
E’ invece una visione arcaica quella che vede le Sirene come consolatrici dei defunti nel corteo di Persefone, anzi compagne della dea degli inferi, capaci di alleviare con il loro canto l’addio al mondo e di introdurre i defunti al cospetto della grande Dea: così nella raffigurazione di un vaso antichissimo si vedono due sirene che cantano davanti alla dea assisa in trono, rivolte verso la nave di Ulisse assalita da uccelli.
 
Le Sirene di Omero
Con l’Odissea le Sirene entrano nelle favole del mare, ed Omero fa parlar di loro il grande mentitore Ulisse. Nel poema le Sirene hanno una connotazione esclusivamente negativa: sono terribili apportatrici di morte, capaci di ammaliare con lusinghe e canti i marinai per poi divorarli. 
Ulisse, messo sull’avviso da Circe circa il pericolo del canto e dei fioriti prati delle Sirene incantatrici, per poter ascoltare la loro melodia chiude con la cera le orecchie dei suoi compagni e si fa legare all’albero della nave.  Le Sirene stanno sul loro prato colmo di fiori, ma colmo di resti umani, dell’isola di Anthemoessa, “la fiorita” (Esiodo), e cantano “Vieni più vicino, celeberrimo Ulisse, grande gloria dei Greci!… Ferma la tua nave per ascoltare la nostra voce!… Nessuno è mai passato qui con la nave nera senza ascoltare il nostro canto, che scorre dalle nostre labbra come il miele… Chi ci ascolta ricava piacere e un sapere più alto di quello che aveva prima… Noi sappiamo tutto ciò che Greci e Troiani hanno sofferto per volere degli dei, e sappiamo tutto ciò che avviene in qualsiasi momento e in qualunque posto della terra…!”. Le Sirene appaiono come dee oracolari onniscienti, e Ulisse, l’ambizioso ed il curioso Ulisse, smania di essere liberato, ma i suoi compagni, resi sordi dalla cera, lo legano ancor più saldamente e aumentano la forza della vogata. 
Le Sirene servivano la morte e dovevano morire – come dice un racconto delle Favole di Iginio – se una nave fosse passata indenne nelle vicinanze: per questo si uccidono, quando la nave di Ulisse supera l’isola ed il pericolo.
 
I nomi delle Sirene
Omero, nel parlare delle Sirene, usa sempre il duale, quindi è presumibile che siano solamente due: nessun nome viene pronunciato, ma in un antico dipinto vascolare si legge il nome “Himeropa”, “colei che con la sua voce suscita desiderio”: Una tradizione più tarda cita una triade di Sirene:  “Thelxiope” è “l’incantatrice”, Aglaope è “colei che ha una voce splendida” e Peisinoe è “la seduttrice”. Una seconda triade di Sirene venerate nel Sud-Italia è costituita da Parthenope. “la verginale” napoletana, Leukosia, “la dea bianca” e Ligeia, “colei che ha la voce chiara”, della bassa Campania.
 
Desinit in piscem 
L’antico modo di dire latino (“finisce a coda di pesce”), riferito ad un pensiero o ad un discorso che si conclude buffamente in maniera strana e imprevedibile, sembra alludere al mostruoso corpo delle Sirene.
La prima vera descrizione delle Sirene con coda di pesce si trova nel “Liber Monstrorum de diversis generibus” (X – XI sec.): la Sirena entra trionfalmente nel Medioevo, comparendo su molti architravi e capitelli dell’epoca. 
L’immagine sembra perennemente ambigua: certo rappresenta le tentazioni mortali della carne, e per  questo appare bicaudata, scolpita nell’atto di tenere le code divaricate, quasi esibendo l’inguine femminile. L’idea di tentazione e di bassi piaceri illusori è poi confortata dal corredo di pettine e specchio, allora attributi delle prostitute.
Questa però non può essere l’unica lettura, visto che l’immagine appare in precise e mai casuali collocazioni: “per esempio nel caso della Pieve di Corsignano, vicino a Pienza, la troviamo nel posto d’onore proprio al centro dell’architrave della porta di ingresso: Qui allora si apre un ventaglio di ipotesi interpretative : la Sirena è la tentazione e la porta della chiesa la via per la redenzione o l’inguine inciso in evidenza rappresenta una soglia che ci porta nel grembo della Chiesa? Senza contare che, a parte l’aspetto apotropaico, l’esibizione del sesso, anche se non si riscontra in epoca classica, si ritrova nelle raffigurazioni delle antiche dee della fertilità, le grandi madri, che possono essere recondite memorie millenarie insite nella figura della Sirena” (Francesca Bardi). Sirena allora anche come portatrice di conoscenza, di parola di Dio, a un pubblico che non sapeva leggere, ma capiva bene le immagini.
Scomparsa alla fine del Romanico, la Sirena si riaffaccia, alata o piscicaudata, negli affrescati soffitti del ‘500 o tra le statue e le fontane rinascimentali, ed è ancora insieme tentatrice e protagonista della conoscenza e della cultura umanistica.
Sirena sempre diversa dagli uomini, ma sempre in rapporto con gli uomini, in un’immagine bivalente che la rende misteriosa, seducente e pericolosa nelle sue sembianze femminili e ancor più affascinante per le sue promesse di conoscenza, è una creatura che evolve nell’immaginario. Ed è la storia di una resa all’uomo ed all’amore: dalla Medioevale Sirena  Melusina, costretta a fuggire per il rifiuto del marito che ha scoperto la sua natura, alla Sirena di Andersen che si sacrifica per amore, dissolvendosi in schiuma, alla Sirena arrendevole rappresentata da Sartorio tra le braccia amorevoli di un uomo che si sporge dalla barca, fino alla versione disneyana in cui, come Pinocchio, si trasforma infine in essere umano, definitivamente fuori dal Mito.

Nel 2012 diverse persone hanno scambiato uno show televisivo dove si parlava di sirene, per un documentario. A generare l’equivoco sembra sia stato il fatto che lo spettacolo, intitolato “Mermaids: The Body Found”, è andato in onda su Discovery Channel, che solitamente trasmette documentari. National Ocean Service ha dovuto pubblicare un comunicato sul suo sito ufficiale per chiarire che le sirene appartengono alla mitologia e non sono esseri reali.

...eppure appaiono ai poeti... ed ai pittori...................................

...una ricerca di F.B.

Mare Nostrum (olio su tela 40 x 50 cm), 1967

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Le mie cose da salvare (olio su tela 25 x 30 cm), 2013

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La luna di una notte d'Amore (olio su tela 30 x 25 cm), 2013

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Il tuffo della sirena (olio su tela 30 x 40 cm), 2013

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Risacca (olio su tela, 50 x 40 cm), 2015

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"Era il mantello di Ulisse..."(olio su tela 35x50 cm), 2013

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Sirena nel sonno (matita)

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Ossa di mare (Tempera craquelée su legno 30 x 30 cm)

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Acqua alta (olio su tela), 1983

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Sirena - Riflessi (olio,13 x 18 cm), 2014

Sirena - Riflessi (olio,13 x 18 cm), 2014

Sirena - Sotto il mare (olio, 13 x 18 cm), 2014

Sirena - Sotto il mare (olio, 13 x 18 cm), 2014

Sirena - Sotto il segno del cancro (olio 24 x 30 cm), 2014

Sirena - Sotto il segno del cancro (olio 24 x 30 c...

Sirena nel portopesca (olio, 30 x 40 cm), 2014

Sirena nel portopesca (olio, 30 x 40 cm), 2014

Sirena sul fondale (tempera su tela 70 x 100 cm)

Sirena sul fondale (tempera su tela 70 x 100 cm)

La scelta dei monili (olio 24 x 30 cm)

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La luce sul mare (olio, vernice e acrilico)

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L'isola che c'è (olio 13 x 18 cm)

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Cornice (vernici su legno)

Cornice (vernici su legno)

Sirena dell'abisso (olio,30x40)

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Sirena vestita di mare (olio, 40x40 cm), 2014

Sirena vestita di mare (olio, 40x40 cm), 2014

L'isola invisibile (olio, 40 x 50 cm), 2014

L'isola invisibile (olio, 40 x 50 cm), 2014

Dove l'acqua è più blu... (30x50)

Dove l'acqua è più blu... (30x50)

Giovani gabbiani in attesa del vento (olio su tela, 30 x 24 cm)

Giovani gabbiani in attesa del vento (olio su tela...

La veste di schiuma (olio,su tela, 40 x 40 cm), 2014

La veste di schiuma (olio,su tela, 40 x 40 cm), 20...

La pialla del vento (china)

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Libeccio su Livorno (matita e pennarelli), 2014

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Nel tramonto (olio e vernice su tela,40x40 cm), 2015

Nel tramonto (olio e vernice su tela,40x40 cm), 20...

Message in a bottle (china, pennarelli e tempere per "Margutte"), 2015

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Vento sul Gargano - su una lirica di M. GHIBAUDO

Vento sul Gargano - su una lirica di M. GHIBAUDO
POESIA A TRE, Gargano -  di Michele GHIBAUDO, su "Margutte" 
I   -   Camminavano, quelle donne, come se non avessero mai visto respirare il mare.  Le gonne, ginestre giganti sventolavano i petali come rapite dal ritmo di un grande respiro. 
II  -  Enormi tendoni che sembravano giganteschi fiori che poi erano gonne di donne avviate al mare. 
III – Pareva volessero salvarlo dal soffocare per la troppa calura o per un sassolino ingoiato contro vento.

La tempesta (China per "Margutte")

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Per Anna Frank (China, pastelli e pennarelli per "Margutte")

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Saudade (China e pennarelli per "Margutte" - racconto di G. Vergari)

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La costellazione della Balena (calce su carta nera, per "Inquietudini", racconto di Gabriella Vergari per "Margutte", 2016)

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Gabbiani nel vento (olio su tela, 24 x 30 cm)

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